CHE LIBRO!!!
Considerazioni serie fra Fabrizio Blini e me
Mamma mia,…leggo, rileggo e sottolineo.

Qui non si tratta di amare la lettura, dato scontato, ma di fare un’esame di coscienza.
Ho iniziato la mia cultura mammesca con libri utili…dal tipico libro “dalla pancia alla vita”, per poi proseguire con “come farlo dormire”, intervallato da “ricettine per il piccolo tiranno che mangia solo all’asilo e a casa NIENTE, ” libri seri…”come allevare un bambino felice”, gli “imperfetti genitori”, “ il bambino nascosto”, libri serafici…fiabe, racconti, libri di gnomi, fino ad arrivare a trattati sull’addolescenza supportati da  conferenze e da dibattiti fra genitori frastornati. “Non bere l’acqua fredda dopo la banana”, prima o poi lascia il  posto a “non bere, soprattutto se stasera guidi tu!” e….non si sa mai….io volevo essere preparata!!!
Ogni libro ha contribuito alla mia “formazione” ed ha collaborato con il mio istinto. Ma mai quanto
MAMMA MIA, nato dalla pancia di Fabrizio Blini. Libro meravigliosamente serio e genialmente ironico su quanto danno siamo in grado di fare noi mamme, figure deterrenti nello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro paese. L’ho letto qualche anno fa, prestato a mia mamma, regalato ad amiche, consigliato alle nonne finchè un giorno ho deciso di ringraziare Fabrizio con una mail! 

Eccola:
“ Caro Fabrizio, la ringrazio di cuore per aver salvato la vita ai miei figli, a mio marito e persino a mio fratello. Credo di essere quasi guarita, o per lo meno mi curo ogni giorno…anche se ammetto…i cuscini del divano sono ancora un problema ( sarà deformazione professionale da stylist?) e anche le scarpe in giro per la casa…..però, posso farcela! Forse voglio essere un po’ mamma e un po’ madre…ma sapendone la differenza! Mamma mia,… ma come fa a conoscermi cosi bene?!”


Lui mi risponde così:

 Perché siamo un po’ parenti, nel senso che si sono ormai stratificate diverse generazioni di genitori e figli, tutti prodotti di una cultura mammona. Le dinamiche variano nella forma, ma l’origine è sempre la stessa: siamo in tanti a stare sotto la stessa sottana.
Il problema è che molti lo negano, pessimo presupposto per trovare una soluzione. Quando ho cominciato a scrivere il libro non avevo certo l’ambizione di salvare qualche vita, cercavo solo di eliminare un po’ di scorie di mammismo, mettendole nero su bianco, ma è difficile uscire dal tunnel dei ravioli.

E io:
….e questa casa non è un albergo! Ma ti terrò legato a me con il guinzaglio della vita…il nostro cordone ombelicale!
E’ una buffa tragedia!

Fabrizio:Ogni mamma ha un metodo personale per rinforzare il cordone ombelicale e legare la vittima figlio a casa: chi lo farcisce con le salsicce immobilizzando il pargolo al tavolo della cucina, chi lo inserisce nella Wii o nella Playstation, così il mammone non connette più e non scappa.
Poi c’è anche il grido di battaglia, anch’esso variabile secondo il tipo di mamma, come Quando non ci sarò più ve ne accorgerete!, oppure Io ti ho fatto, io ti disfo!
E’ vero, è una buffa tragedia, ma comico e tragico sono le due facce della stessa medaglia.
i mammoni dovrebbero vedere il buffo e riderci un po’ su. Invece che ostentare finto machismo e il petto villoso, sarebbe meglio tirare fuori un po’ di umorismo.

E io:
Veroo! E come mi spieghi che da “morosi” li vogliamo affascinanti ma rudi, leggi un pò stronzi e che NON ripiegano i pantaloni a cavallo dello schienale della sedia
prima di sommergerti di baci e poi quando la coppia è consolidata… arrivano i bebè….e tu mamma, inizi “l’addestramento all’ordine” omettendo che in certe situazioni è meglio che si strappino la camicia? E’ un vizio di forma!

Fabrizio:
Perché proprio in occasione della maternità, la donna si trova davanti a un bivio: diventare madre, e quindi fare il proprio dovere biologico, formare un bambino sano per poi offrire al mondo una giovane promessa, un adulto a tutti gli effetti; oppure diventare mamma e quindi esercitare un controllo spietato affinché il piccolo non scappi, col risultato di conservare dentro casa a tempo indeterminato un putto andato a male. I figli come gli yogurt non durano per sempre, ma l’ordine della mamma è rigido (proprio come la piega dei pantaloni che pretende sempre ben piegati): nessuna libertà, solo prigionieri.

E io:
Mammi mia, Fabrizio! Siamo davvero pericolose! Ho acquistato un tuo libro anche ieri, l’ennesimo. L’ho regalato ad una nuova amica, ha un bimbo di due anni…forse è ancora in tempo a non contribuire a peggiorare l’umanità! Lanciamo un contrattacco…cosa ne dici se ad ogni libro venduto tramite questo post corrispondesse un messaggio per te… potresti monitorare il gruppo e scrivere di noi…”mamme che ce la mettono tutta”!!! Cosa ne dici??

Fabrizio:
La consapevolezza del problema significa il primo passo verso la soluzione. Una genitice che cerca di essere attenta a quello che fa e di non trascenedere nel mammismo più spietato (che immobilizza il figlio a casa con baci troppo appiccicosi, coccole soffocanti o merende in dosi letale) ha buone possibilità di diventare una buona madre. E il figlio ha buone possibilità di liberarsi dalla trappola del seggiolone prima che sia troppo tardi, diciamo prima che gli crescano i peli sulle gambe.
Per quanto riguarda il gruppo, se posso esservi utile lo farò volentieri, cercheremo insieme di monitorarlo con qualche mammografia.
 

E io:
Immensamente grazie, Fabrizio! Ti adoro!
Dalla Genesi della Mamma:
“Il primo giorno Dio creò la luce, ma la mamma era in piedi da un’ora e aveva già fatto il caffè…”